Prosegue il racconto del 9° Forum Nazionale di Project Management, tenutosi a Torino lo scorso 19 giugno, che ha riunito professionisti, aziende e istituzioni per confrontarsi sulle principali sfide e opportunità del project management contemporaneo.
Il successo di una grande opera non si esaurisce nelle sue dimensioni ingegneristiche o nella complessità dei suoi cantieri. Nel racconto di Manuela Rocca (TELT) sulla “sezione transfrontaliera della Torino-Lione”, è emerso chiaramente come un gigaprogetto europeo rappresenti in primo luogo un’opera di territorializzazione e gestione degli stakeholder. Con 47,6 km di gallerie già scavate e oltre 3.300 persone attive, la sfida chiave risiede nella capacità di dialogare con le comunità locali (attraverso strumenti come l’Osservatorio Tecnico), nell’applicare rigorosi standard di sostenibilità (come il protocollo Envision) e nel promuovere un’economia circolare dei materiali. La vera misura del valore sta nell’integrare un’infrastruttura di rilievo continentale all’interno del tessuto sociale ed economico dei territori attraversati.
Se i grandi cantieri trasformano i territori, le logiche di project management applicate alle istituzioni culturali mostrano come evolvere senza smarrire la propria identità. Samanta Isaia ha illustrato questa dinamica nell’intervento “Il Museo Egizio che cambia: project management tra tutela e innovazione”.
Introdurre metodi strutturati di gestione in un’istituzione museale significa armonizzare la primaria missione di tutela e ricerca con l’esigenza di ammodernamento e digitalizzazione. I risultati raggiunti tra il 2015 e il 2026 dal Museo Egizio dimostrano che una solida cultura di progetto permette di gestire la crescita dei flussi turistici e delle risorse senza snaturare la vocazione culturale dell’ente, trasformandolo in un modello di innovazione gestionale sostenibile. Dall’intervento sono emerse anche le principali sfide che accompagnano questo percorso evolutivo: gestire una crescita continua, mantenendo elevati standard qualitativi; aprire l’istituzione al mondo attraverso una crescente internazionalizzazione, ampliando relazioni, collaborazioni e opportunità di scambio; e soprattutto valorizzare il capitale umano, facendo leva sulla passione, sulle competenze e sul coinvolgimento delle persone che ogni giorno contribuiscono alla missione del museo. In questa prospettiva, il project management si conferma uno strumento essenziale per accompagnare il cambiamento, mantenendo un equilibrio tra innovazione, sostenibilità e identità culturale.

Perché la trasformazione sia duratura, occorre considerare il valore nascosto di ogni iniziativa. Chiara Mazzoli (Chiesi Group) ed Edoardo Favari (Capgemini), con l’intervento “Il diamante grezzo. Ogni progetto ha un valore che aspetta di brillare”, hanno approfondito l’adozione dello standard GPM / P5.
Integrare i fattori sostenibili (ambientali, sociali ed economici) fin dalla fase iniziale di pianificazione — come avviene nei progetti di ricerca e sviluppo biofarmaceutico — garantisce che la valutazione di successo superi il perimetro riduttivo del Triplo Vincolo (tempi, costi, qualità). La sostenibilità sociale e ambientale smette di essere un adempimento per diventare un criterio di scelta strutturale e un generatore di valore a lungo termine.
La dimensione più profonda dell’impatto di un progetto si rivela quando questo incide direttamente sulla vita individuale. Con “Progetto L.E.I.: favorire il futuro dignitoso”, Claudia Ducange (Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri) ha portato l’attenzione sul project management al servizio dell’inclusione sociale.
Attraverso percorsi strutturati di formazione, orientamento e inserimento lavorativo destinati alle donne detenute nella Casa Circondariale di Torino, il progetto dimostra come la metodologia e il rigore pianificatorio possano generare dignità, autonomia e reali opportunità di reinserimento. Al centro dell’iniziativa vi sono infatti Lavoro, Emancipazione e Inclusione, intesi come strumenti concreti per costruire nuove prospettive di vita.
Qui il deliverable di progetto non è un manufatto o un software, ma il riscatto sociale di una persona.

