All’Annual General Meeting 2026, tenutosi a Roma a fine gennaio, il tema “Creatività e Progettazione” è stato affrontato attraverso cinque interventi, offrendo una lettura ampia e multidisciplinare del rapporto tra idea, metodo e realizzazione.
In questo articolo approfondiamo tre contributi, quelli più fortemente legati alla dimensione artistica, che hanno esplorato il tema da prospettive apparentemente lontane dal project management tradizionale, ma sorprendentemente affini nei principi: la pasticceria d’autore, l’alta sartoria del marmo e la riflessione storico-artistica sull’intelligenza artificiale.
Il messaggio che emerge con forza è comune: la creatività non è improvvisazione, ma un processo rigoroso, fatto di metodo, scelte consapevoli, gestione dei limiti e assunzione di responsabilità.
Irene Tolomei: il metodo scientifico al servizio del gusto
Head Pastry Chef del ristorante Aroma (1 stella Michelin) e docente presso l’Italian Chef Academy, Irene Tolomei incarna perfettamente il connubio tra creatività e progettazione. Con una formazione scientifica alle spalle, Irene racconta come il suo approccio alla pasticceria sia profondamente influenzato dal metodo scientifico: osservazione, ipotesi, test, miglioramento continuo.
Per lei, creare un dessert significa trovare l’equilibrio tra gusto, estetica, fattibilità produttiva e ripetibilità. Nulla è lasciato al virtuosismo fine a sé stesso. Ogni elemento deve avere un senso e un valore per il cliente finale.
Un concetto chiave del suo intervento è la centralità del team. La qualità non è mai individuale, ma il risultato di un’organizzazione solida, in cui le competenze sono condivise, gli standard chiari e la leadership si misura nella capacità di far crescere le persone. Un dessert, come un progetto, deve poter essere realizzato allo stesso livello di eccellenza anche in assenza del suo ideatore.
Creatività, quindi, sì. Ma sempre progettata, sostenibile e orientata allo stakeholder finale.
Alessandra Malagoli: attraversare il labirinto della complessità
Nel video-intervento di Alessandra Malagoli, Art Director di Budri, eccellenza italiana dell’alta sartoria del marmo, la creatività viene descritta come un’energia potente, ma anche come un lavoro continuo, che richiede tempo, profondità e capacità di confronto con i limiti della materia.
Malagoli parla di un vero e proprio “labirinto delle complessità”: il passaggio dall’intuizione creativa alla realizzazione concreta è un percorso lungo, fatto di vincoli tecnici, materiali, produttivi e temporali. Il marmo, materiale nobile ma rigido, diventa metafora perfetta di ogni progetto complesso: non tutto ciò che è immaginabile è immediatamente realizzabile.
Da qui nasce il valore del metodo, dell’ingegnerizzazione, della collaborazione interdisciplinare. Designer, artigiani, tecnici e programmatori lavorano insieme per trasformare l’idea in prodotto, senza tradirne l’essenza.
Un passaggio particolarmente rilevante per il mondo del project management è l’invito alla “slow creativity”: concedere il giusto tempo ai processi creativi per generare valore autentico e duraturo, evitando l’accelerazione forzata che rischia di compromettere qualità e innovazione.
Ivana Della Portella: l’opera d’arte nell’epoca dell’intelligenza artificiale
A chiudere il percorso, l’intervento di Ivana Della Portella, storica dell’arte e vicepresidente dell’Azienda Speciale Palaexpo, ha offerto una riflessione di ampio respiro sul rapporto tra creatività, progetto e intelligenza artificiale.
Partendo dalla distinzione tra genio e ingegno, Della Portella ha mostrato come l’arte abbia sempre dialogato con la tecnologia, attraversando crisi e trasformazioni. L’intelligenza artificiale, però, introduce una discontinuità radicale: non si limita a supportare l’esecuzione, ma può diventare collaboratore o persino co-autore del processo creativo.
Attraverso esempi di arte generativa e installazioni basate su algoritmi, emerge un nuovo paradigma: l’opera non è più solo un oggetto finito, ma un processo, e l’artista assume il ruolo di progettista di sistemi e possibilità.
La domanda chiave, profondamente attuale anche per i project manager, diventa allora: dove risiede oggi l’originalità? Nell’esecuzione o nella capacità di definire visione, criteri, limiti e senso?
Dai dessert stellati alle opere in marmo, fino all’arte nell’era dell’AI, il filo conduttore è chiaro: la creatività ha valore solo quando è progettata.
Metodo, osservazione, gestione del rischio, attenzione agli stakeholder, lavoro di team e rispetto dei vincoli non soffocano l’idea: la rendono realizzabile.
Per chi opera nel project management, questi interventi offrono una conferma potente: creare significa scegliere, e ogni progetto di successo nasce dall’equilibrio tra visione e disciplina.

