Intervista a Gianluca Molinu, Responsabile Branch Sardegna.
Gianluca Molinu è Project Manager, Scrum Master e formatore con oltre vent’anni di esperienza nella gestione di progetti complessi e innovativi in ambito pubblico e privato. Coordinatore del Branch Sardegna del PMI Central Italy Chapter, promuove la cultura del project management attraverso eventi, collaborazioni accademiche e iniziative territoriali. Da sempre impegnato nel volontariato, crede in una leadership partecipativa e inclusiva, capace di valorizzare le competenze individuali e costruire reti di valore. È docente all’Università della Terza Età di Assemini, appassionato di tecnologie emergenti e attivo nella divulgazione sul ruolo strategico del PM nella trasformazione digitale.
Gianluca Molinu quanti volontari siete nel Branch Sardegna e da quali settori arrivano?
Attualmente il nostro branch conta di circa un gruppo formato da 30 volontari attivi, provenienti da ambiti molto diversi: IT, pubblica amministrazione, sanità, formazione, consulenza e ingegneria. Questa diversità ci arricchisce e ci permette di affrontare progetti con prospettive multidisciplinari.
Quali sono le sfide principali che il vostro Branch affronta?
Una delle sfide principali è il coinvolgimento continuativo dei volontari in un contesto regionale complesso e frammentato. In Sardegna, inoltre, dobbiamo fare i conti con le difficoltà logistiche legate all’insularità: ogni volta che decidiamo di invitare relatori da fuori regione, ci troviamo a sostenere costi aggiuntivi per voli e pernottamenti, che incidono significativamente sul budget. Nonostante ciò, cerchiamo di garantire eventi di qualità mantenendo l’accesso gratuito per i partecipanti, grazie anche al sostegno di partner e sponsor.
Con quale orizzonte temporale pianificate le attività?
Lavoriamo su due livelli: un piano annuale condiviso con il Chapter e una programmazione trimestrale operativa, che ci consente di essere agili e reattivi ai bisogni del territorio e dei volontari.
Per tua esperienza, quali sono le iniziative o gli eventi che rafforzano il senso di comunità, cosa mantiene alto l’engagement del team di volontari?
Oltre agli eventi e ai workshop, ciò che mantiene vivo l’entusiasmo del gruppo sono le relazioni informali e la condivisione continua. Gli incontri in pizzeria dopo le riunioni sono diventati un appuntamento fisso per confrontarci in modo rilassato. Utilizziamo un gruppo WhatsApp per aggiornarci e supportarci a vicenda. Fondamentale è anche la suddivisione chiara di ruoli e responsabilità, che dà a ciascuno un senso di utilità e appartenenza. Infine, diamo grande importanza alla propositività: ogni volontario può portare un tema che lo appassiona e vederlo trasformato in un’iniziativa concreta, creando così valore per sé e per la comunità.
Come definiresti la tua leadership?
Credo in una leadership servente e partecipativa. Ascolto molto, cerco di valorizzare le competenze di ciascuno e di creare un ambiente dove ogni volontario possa esprimersi liberamente e sentirsi utile. Cerco sempre di dare spunti, stimolare l’attenzione su nuovi temi e motivare il gruppo con entusiasmo e visione. Il mio ruolo è anche quello di creare ponti: collegare persone, competenze e opportunità. Che si tratti di relatori, partner, sponsor o enti istituzionali come la Regione Autonoma della Sardegna e l’Università di Cagliari, mi impegno a coinvolgere tutti gli attori necessari per dare forza e concretezza alle nostre iniziative.
Quali sono gli ambiti sui quali siete impegnati?
Siamo attivi su più fronti: organizziamo eventi divulgativi e workshop focalizzati sulle soft skill e sugli strumenti operativi più utili per chi lavora nel project management. Al tempo stesso, portiamo avanti attività di sensibilizzazione nelle scuole e nelle università, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla cultura progettuale. Più recentemente, ci stiamo aprendo anche a progetti di respiro internazionale, per ampliare le connessioni e offrire nuove opportunità di crescita ai nostri volontari e al territorio.
Come viene gestita la comunicazione e la collaborazione tra i volontari all’interno del branch, quali sono i principali canali utilizzati?
La comunicazione interna si basa su strumenti semplici ed efficaci: utilizziamo WhatsApp per il coordinamento quotidiano e Google Workspace per la condivisione di documenti, calendari e attività. Le riunioni online, programmate con cadenza flessibile in base alle necessità, ci permettono di mantenere il focus operativo, mentre gli incontri in presenza, spesso legati agli eventi o alla pianificazione, rafforzano il senso di squadra e la collaborazione.
Quali strategie vengono usate per garantire continuità e stabilità alle attività del Branch, specialmente quando ci sono cambiamenti tra i volontari o i referenti?
Per garantire continuità, cerchiamo costantemente di coinvolgere nuovi volontari, cogliendo ogni occasione – eventi, incontri, collaborazioni – per allargare la nostra squadra. Una strategia efficace è la creazione di gruppi di lavoro tematici, che consentono a più persone di lavorare sullo stesso progetto, condividendo responsabilità e competenze. Questo approccio favorisce l’interscambio, la crescita collettiva e la resilienza organizzativa, anche in caso di avvicendamenti tra i referenti.
Parliamo del territorio e dell’importanza del lavoro che il Branch svolge al suo interno.
Il nostro obiettivo è stimolare la nascita di una vera e propria community di project manager in Sardegna, capace di dialogare in modo attivo con la pubblica amministrazione, le aziende locali e l’ecosistema delle startup. Vogliamo che questa rete cresca con una visione internazionale, promuovendo buone pratiche e competenze condivise. In questo percorso, il coinvolgimento dell’Università gioca un ruolo strategico, sia come incubatore di nuovi talenti sia come ponte verso collaborazioni e progetti di respiro più ampio.
Quale è stato il risultato più soddisfacente ottenuto con il Branch? (Un evento, una collaborazione, un incontro, …)
Gli eventi che abbiamo organizzato nel tempo sono stati un crescendo di qualità e partecipazione, ma il punto più alto finora è stato senza dubbio “PM in pratica: l’intelligenza artificiale a supporto del Project Manager”. Un evento che ha saputo coinvolgere relatori provenienti da ambiti diversi – un avvocato esperto di diritto tecnologico, uno startupper, un docente universitario e un professionista aziendale – offrendo una visione ricca e trasversale del tema. L’ottima riuscita dell’iniziativa ci ha permesso di raggiungere un pubblico molto ampio, rafforzare la nostra visibilità e aumentare il numero dei volontari attivi, segno concreto di un impatto positivo e duraturo.
Dopo 1 anno e mezzo che ricopri il ruolo Coordinatore nel Branch Sardegna, tornando indietro cosa faresti di diverso? O faresti prima?
Guardando indietro, mi sarei mosso prima sul fronte del coinvolgimento delle università, perché è un ambito strategico per formare una nuova generazione di project manager e costruire legami solidi tra mondo accademico e professionale. Inoltre, avrei cercato sin da subito un approccio più strutturato alla ricerca di sponsor, per garantire maggiore sostenibilità economica alle attività del Branch e poter pianificare iniziative ancora più ambiziose.
Come speri che sia il Branch tra 5 anni?
Tra cinque anni immagino un Branch forte, coeso e riconosciuto come punto di riferimento nel contesto locale, capace di generare valore per la comunità professionale e istituzionale. Vorrei vedere uno Student Club attivo, con giovani coinvolti e protagonisti, e relazioni consolidate con altri student club europei e del Nord Africa, per favorire scambi culturali e progettuali. Il Branch dovrebbe essere uno stimolo costante per la crescita del project management in Sardegna, capace di connettere territori, generazioni e prospettive internazionali.
Gianluca che significa essere volontari? Cosa consiglieresti a chi è indeciso nel diventare volontario?
Essere volontari significa mettersi in gioco, condividere tempo e competenze, ma anche ricevere moltissimo in cambio. È un’esperienza che permette di crescere sia dal punto di vista personale che professionale, sviluppando soft skill, capacità organizzative e spirito di squadra.
Inoltre, consente di ampliare il proprio network, conoscere persone interessanti e stimolanti, con cui condividere idee e progetti. In alcuni casi, si ha anche l’opportunità di incontrare figure di rilievo, che difficilmente si potrebbero avvicinare in altri contesti. A chi è indeciso, direi: prova. Potresti scoprire una nuova parte di te e aprire porte che non pensavi nemmeno esistessero.

