1° T&P Meeting 2018 – Foto, video e commenti

Il 9 Marzo si è tenuto presso la Facoltà di Economia “Federico Caffè” dell’Università degli Studi Roma Tre, il 1° Training & Professional Meeting del 2018 del PMI Central Italy Chapter, dedicato al valore della diversità nel  Project Management sul tema “Il fattore umano nel Project Management. Il valore della diversità che ci accomuna”, evento che ha registrato il tutto esaurito con la partecipazione di più di 200 partecipanti. Tanti gli interventi e le testimonianze di professionisti del settore, alternate a quelle di membri del Chapter.

Il primo intervento è stato effettuato da Sergio Gerosa (Presidente del PMI Central Italy Chapter) che ha presentato i prossimi eventi del Chapter: 3° PMI Accademy Workshop (Sapienza 20-21/9/201 8) sul tema Project Management Driving Complexity; il 2° Forum Nazionale di PM (19/10/2018 Napoli Stazione Marittima) sul Project Management 5.0 in collaborazione con gli altri 2 Chapter italiani; le 2 iniziative internazionali: European Passport Iniziative per i soci e Coorporate Ambassador Program per le aziende. A seguire Patrizia Gentile (Direttore Membership PMI Central Italy Chapter) ha presentato i numeri del nostro Chapter: 1574 soci che fanno diventare il nostro Chapter di categoria 3 (+1500 soci). Patrizia ha comunque sottolineato l’importanza di migliorare la retention che è oggi pari al 70%.  L’introduzione della giornata è stata effettuata da Luca Romano (Direttore dello Sviluppo Professionale) che ha evidenziato la continuità di temi trattato nell’Annual General Meeting 2017 e questo 1° T&PM.

Il primo relatore Omar Zein (Management Consultant, Author of Culture and Project Management) ha affrontato il tema della differenza tra diversità e cultura. Le persone con culture differenti danno significato diverso ad uno stesso evento; questo deve aiutarci a ricordare che la nostra prospettiva non è assoluta. Omar ci ha introdotti nei concetti dell’evoluzione culturale: valori, norme e pratiche. Partendo da questi concetti ci guidati verso la teoria della cultura classica evidenziandoci le preferenze culturali dei gruppi, i conseguenti impatti sul modo di lavorare e la relazione tra nazioni e preferenze culturali. Per noi PM Omar ci ha regalato un consiglio: in un progetto è importante la diversità contrariamente a quando si lavora per processi. La diversità ci obbliga a spiegare agli altri e questo tempo in ‘più’ è il valore aggiunto della diversità perché ci aiuta a riflettere.

Luca Romano ha condotto un’intervista a Odile Robotti (Amministratore Unico di Learning Edge. Country leader del 30%Club Italia). Odile è una convinta sostenitrice della diversità perché consente una più ampia scelta di talenti, si possono utilizzare tutte le potenzialità del mercato, promuove l’innovazione e si è meno inclini al pensiero di gruppo. Odile ha anche evidenziato uno svantaggio: occorre più tempo per accordarsi, ma si evita il baratro cui si tende allegramente ad andare quando ci si intende su tutto. Odile propone di cercare caso per caso un trade off: la rapidità non deve inficiare la fase strategica della pianificazione, ma deve impattare sulla fase realizzativa.

Valentina Dolciotti (Consulente e formatrice) ha affrontato le politiche delle aziende che hanno gestito le tematiche di Diversità e Inclusione, allargando la visuale alle tipologie di diversità maggiormente investigate allo scopo di includere le potenzialità dei dipendenti, tematiche documentate nel suo libro “Diversità e Inclusione, dieci dialoghi con diversity manager”, che raccoglie interviste a aziende quali AXA, Ferrovie dello Stato, IBM, Costa Crociere e altre multinazionali. Ha concluso con la riflessione che oggi un management attento ha fatto proprio il concetto che avvicinare e coinvolgere i dipendenti nelle attività che l’azienda porta avanti in merito al benessere del dipendente abbia un ritorno nella produttività e nella immagine interna ed esterna dell’azienda.

Dopo pranzo Laura Benedetti e Silvia Frigerio (HPE) hanno presentato la loro esperienza del valore della diversità in un azienda internazionale. Silvia Frigerio ha evidenziato che, appena le aziende acquisiscono coscienza che la diversità è un fattore umano, esaltare la diversità  aumenta la diversità delle idee e la dedizione delle risorse con effetti evidenti sul profitto aziendale. Ha presentato la sua esperienza internazionale per un progetto complesso dove, esaltando i valori di diversità, è riuscita a realizzare un ottimo team building realizzando un progetto di successo. Sempre sulla stessa scia, ma diversa nelle sue peculiarità, l’esperienza di Laura, che provenendo da un ambiente diverso, ha dovuto elaborare un proprio stile di leadership; comprendere le diversità culturali, realizzare una mappatura con le diverse realtà in cui impiegare queste diversità e capire le preferenze di ogni realtà per rendere più gradevoli le attività avendo in tal modo risorse completamente dedicate ad esse.

Salvatore Cimmino (Leonardo Company) ha presentato un video che racconta la sua storia di lotta contro i pregiudizi e le disattenzioni verso la disabilità. Abbiamo vissuto 15 minuti circa di emozione senza fine per l’impegno di Salvatore. Emozione che è nata dal suo impegno nel nuotare nei mari del globo affinché “non ci siano più figli di una tecnologia minore”. Appena terminato il filmato tutti i presenti hanno tributato una spontanea e emozionante standing ovation a Salvatore. Appena Salvatore ha preso la parola ha denunciato lo scandalo dei ritardi per i sostegni ai disabili. Salvatore ha sottolineato come il patrimonio tecnologico può trasformare il disabile da un elemento passivo ad un elemento attivo superando il mito dell’efficienza e esaltando il valore sociale della disabilità.

Olga Plyaskina (Consulente nel campo dell’Intelligenza Culturale) e Luisa La Via (Consulente nel campo dell’Intelligenza Culturale) hanno proposto l’approccio dell’intelligenza culturale per gestire le diversità culturali. Olga ci ha spiegato come l’intelligenza culturale si concentri sul codice culturale e quindi è diversa dall’intelligenza emozionale. L’intelligenza culturale consente di conseguire successi in mercati culturalmente diversi; consente di ridurre i costi, lo stress e il ‘burn out’ emotivo; è efficace in team multiculturali e aiuta l’innovazione dei processi operativi. Per Luisa l’intelligenza culturale parte dalla consapevolezza della propria per sviluppare la capacità di comprendere la cultura dell’altro senza compromettere i propri valori utilizzando gli strumenti più idonei per migliorare la comunicazione con chi può essere identificato come diverso rispetto all’ambiente abituale.

Il meeting si è concluso con i ringraziamenti a tutti da parte di Sergio Gerosa.

 

Questo è  il video realizzato con le fotografie effettuate dai partecipanti e condivise tramite la App dell’Evento.